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mercoledì 8 febbraio 2017

Recensione - Gogol' - Il cappotto - Il naso - Il calesse

Buon salve miei cariii!
Finalmente una recensione! lo so..
Da quanto non ne pubblico? Un mese? Due mesi? Parecchio tempo... Purtroppo sto ancora imparando a conciliare tutto! E i primi esami sono stati tosti!
Comunque..
La settimana scorsa, come avrete forse visto da Instagram, è stata una settimana di shopping libresco"sfrenato", e ho cominciato proprio dall'ultimo acquisto:


Titolo: Il Cappotto e Il Naso
Autore: Nikolaj Gogol'
Prezzo: 1.90
Pagine: 127
Editore: Newton Compton
Quello che però non dice il titolo è che c'è un terzo racconto all'interno di questo piccolissimo volume: Il Calesse!

Ammetto che tengo d'occhio Gogol' da un po'.. Per altri libri in realtà, però prima di affrontarlo e di cimentarmi in letture di testi più voluminosi volevo approcciarmi a Gogol' in modo cauto. La letteratura russa non è mai molto semplice, seppure particolarmente affascinante.

Il Cappotto:
Pagine: 48

Ambientato a Pietroburgo, città fredda e livida, Il cappotto tratta la triste vicenda umana del funzionario Akakij Akakievič Bašmačkin: preso in giro dai colleghi, escluso dalla vita sociale della Pietroburgo gogoliana, ed eternamente sottomesso. Egli si trova in enorme difficoltà nel momento in cui è costretto a comprare un nuovo cappotto, visto che quello che era solito indossare è talmente rovinato da non essere più utilizzabile. Poiché i prezzi per comprare un cappotto sono nettamente superiori alle sue possibilità economiche, Akakij Akakievič comincia a risparmiare (con spaventosi sacrifici) al fine di acquistarne uno. L'arrivo del nuovo indumento rappresenta per Akakij un evento estremamente importante, una gioia che rompe l'assoluta monotonia  di un'esistenza dedicata al proprio lavoro, dal momento che era l'unica cosa che aveva e che amava. Questo apparentemente insignificante acquisto sembra poter frantumare le incertezze e l'apatia di Akakij: tale indumento, infatti, ha portato nella vita di Akakij una gioia mai provata! Tuttavia la gioia (e lo sappiamo tutti) è di brevissima durata e la sfiga sempre dietro l'angolo. Mentre rincasa dalla serata che i suoi colleghi di lavoro avevano addirittura organizzato per festeggiare il nuovo cappotto di Akakij, il protagonista viene derubato del cappotto in malo modo. Emotivamente distrutto dall'episodio, Akakij Akakievič cerca invano la giustizia in ridicole figure di superiori, (ed ecco una delle critiche di Gogol') ma muore poco dopo di freddo, per la febbre alta. Akakij verrà immediatamente dimenticato e sostituito.. egli   
"si dileguò, scomparve un essere che non era protetto da nessuno, a nessuno caro, e che non interessava nessuno; che non aveva richiamato su di sé l'attenzione neppure del naturalista, il quale non manca di infilzare nello spillo anche una comune mosca e studiarla al microscopio; un essere che aveva sofferto umilmente ogni beffa dei compagni d'ufficio, e che era disceso nella tomba senza aver compiuto nulla di notevole nella vita, ma a cui, tuttavia, sia pure all'estremo declino della vita, era comparso fuggevolmente l'ospite luminoso nelle parvenze di un cappotto, ravvivando per un fugace istante la sua misera esistenza; ma sul cui capo si era poi abbattuta ineluttabilmente la sventura, così come essa si abbatte sopra i potenti della terra!"


Divertente la vendetta, studiata dall'autore, con la quale si chiude il racconto!


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Il Naso:
Pagine: 36

L'assessore di collegio Kovalèv, svegliatosi una mattina e accortosi di non avere più il naso, teme di veder definitivamente compromessi i propri rapporti sociali e i futuri avanzamenti di carriera, tanto più che il suo organo olfattivo se ne va ora in giro per la città in carrozza spacciandosi per un consigliere di Stato. Falliti i tentativi di mettere un annuncio sui giornali e di ottenere l'intervento del commissario di quartiere per recuperare il naso, Kovalèv se lo vede restituire da una guardia che l'ha arrestato mentre cercava di espatriare. A Kovalèv non rimane che trovare il sistema per far tornare il naso al suo solito posto.

"Il naso, spesso ritenuto un puro divertissement, l'incredibile avventura dell'assessore collegiale Kovalev, che si sveglia un bel mattino senza naso, offre all'autore l'opportunità di muoversi liberamente tra le infinite possibilità dell'immaginazione comica".

E' chiaro che l'intento di Gogol' sia quello di mettere in ridicolo il paese in cui vive, sottolineando con vicende assurde e inverosimili, quelli che sono gli atteggiamenti del popolo: gente superficiale, che passa il tempo partecipando ai salotti e preoccupandosi di apparire e di tenersi strette le persone che si trovano a una posizione sociale più elevata. Infatti ne "il naso" l'intento è proprio quello di mettere in evidenza la condizione di "sottomissione" dei più piccoli (il naso, per l'appunto, che deve sottostare al suo "padrone") ai più grandi.
Nonostante, però, la vicenda sia ambientata in un luogo così lontano, rispetto alla nostra posizione geografica e rispetto al tempo, in quanto Gogol' descrive la società dell'800, egli - tra le righe- non manca di sottolineare, come alla fine il genere umano non sia così diverso da luogo a luogo, e neppure in base all'epoca:

"Ma la Russia è un paese così strano che, se dici qualcosa di un assessore di Collegio, al singolare, tutti gli assessori di Collegio esistenti - da Riga alla Kamciatka - se la piglieranno immancabilmente sul conto proprio."


Il narratore dei tre racconti è onniscente. L’autore usa uno stile piuttosto semplice, dati i canoni tipici della letteratura russa, e in particolare del realismo russo, che sembra ricordare, a mio avviso, Alessandro Manzoni. Entrambi gli autori rompono la narrazione per esprimere, con palese finta modestia,  il loro punto di vista, lasciando la narrazione all'alternanza di racconto in terza persona, dialoghi e apostrofe!
Ma in fondo.. Manzoni, Gogol... stiamo parlando dello stesso periodo su per giù!

In tutti i testi, domina l’ironia, immediatamente percepibile dalle vicende e dai personaggi presentati dall'autore. Ma è un’ironia difficile da comprendere, sebbene si riconosca subito: è più o meno quello che noi definiamo “riso amaro”:

"Ma al mondo non v'ha nulla che duri: perciò la gioia, nel medesimo istante che segue al primo, non è già più così viva; al terzo istante si fa ancora più fievole, e infine viene riassorbita entro il nostro umor quotidiano: come un cerchio sull'acqua, generato dal cadere di una pietruzza, viene alla fine riassorbito nella uniformità glabra della superficie. "

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Il Calesse:
Pagine: 17


Esso prende avvio  da una festa nella piccola cittadina di B. (L'autore stesso non fornisce il nome della città, probabilmente perché non è un dettaglio di fondamentale importanza, dal momento che il suo intento è quello di realizzare un ritratto della società). E a dire la verità non c'è molto di cui parlare, poiché essendo molto breve rischierei di spoilerarvi tutto.



Ma quando i signori ufficiali cominciarono a invitarlo, gli sembrò cosa assai disdicevole con le regole del buon viver sociale non acconsentire - e sedette.


Notiamo dalla citazione l'intento di descrivere il perbenismo dell'epoca.

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Notizie sullo scrittore:

Nikolaj Vasil'evič Gogol' (1809 – 1852) è stato uno scrittore e drammaturgo russo. Gogol' è considerato uno dei grandi della letteratura russa. Già maestro del Realismo, si distinse per la grande capacità di raffigurare situazioni satirico-grottesche sullo sfondo di una desolante mediocrità umana, con uno stile visionario e fantastico tanto da essere definito da molti critici un precursore del Realismo magico. Tra le opere più significative si ricordano i racconti Taras Bul'ba (1834) e Arabeschi (1835), la commedia L'ispettore Generale (1836), la raccolta I Racconti di Pietroburgo (1842) (in realtà cinque racconti accomunati dall'ambientazione nella capitale e nati dall'esperienza dell'autore in essa, ma soltanto successivamente riuniti in una raccolta dai critici) e il romanzo Le anime morte (1842).

Il significato dell'opera gogoliana è stato a lungo oggetto di dibattito. Due sono le correnti di pensiero principali: quella sostenuta dalla critica russa "classica", capeggiata da Belinskij e quella formalista di Ejchenbaum. La prima tende a vedere nelle opere di Gogol' uno stile tendenzialmente realista sottolineato da una componente filantropica che, secondo Belinskij, costituirebbe il fulcro della letteratura di Gogol'.
I formalisti, attenendosi strettamente al testo delle opere, sostengono che in Gogol' vi sia solo una esagerata iperbolizzazione del paradosso, del grottesco, ottenuta attraverso procedimenti linguistici semantici e fonici. Secondo quest'ultima tesi non solo Gogol' non può essere considerato né un realista né un filantropo, ma egli si dimostra al contrario autore in grado di creare ilarità anche durante momenti narrativi melodrammatici.
Seminale è l'influenza di quest'autore su tutta la letteratura russa successiva.
Dostoevskij affermerà, riferendosi alla propria generazione di intellettuali e narratori, che "siamo tutti usciti da Il cappotto di Gogol'"



Quindi, il prossimo capitolo Gogoliano sarà "LE ANIME MORTE".
Qualcuno di voi lo ha letto?

Risultato immagine per Martina  nome

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