Featured post

Premiamo i migliori followers

Lettori! Ho pensato di inaugurare questa bella iniziativa per movimentare le cose! Quali sono le regole? 

venerdì 24 marzo 2017

Recensione - L'ultimo giorno di un condannato, Victor Hugo

Buongiorno lettori!
Di recente ho finito di leggere un libro molto particolare, ma non vi anticipo nulla, procediamo come di consueto.

Risultato immagine per l'ultimo giorno di un condannato a morte hugoTitolo: L'ultimo giorno di un condannato
Autore: Victor Hugo
Pagine: 173
Prezzo: €8,00


C'est devant ceux qui auraient légalment mérité la mort qu'il importe abjurer cette voie de fait.

SINOSSI:


L'angosciosa e dolorosissima attesa di un uomo che sta per essere privato del suo unico bene, della sua stessa vita, si consuma lenta e inesorabile, al ritmo ossessivo, martellante degli ultimi penosi pensieri e dei deliranti fantasmi di una mente incredula e atterrita. È con questa sorta di lucidissima e appassionata perorazione letteraria a favore dell’abolizione della pena di morte, pubblicata nell’ultimo anno della monarchia dei Borbone, che Victor Hugo, all’età di ventisette anni, prese posizione in difesa dei diritti inalienabili dell’uomo e innanzitutto di quello alla vita. La sua vocazione letteraria nasce e si costruisce infatti quotidianamente proprio in quel luogo vivo, presente, tangibilissimo che è la realtà circostante: non «il contingente, l’accidentale, il particolare», ma la trama superiore di una storia che diviene motivo di passione e di poesia altissima. E con incedere incalzante, travolgente, inarrestabile trascina con sé anche gli ultimi brandelli di vita di un condannato alla morte e all’oscenità abominevole di una folla che pretende urlante il suo spettacolo.

«Gli uomini, mi ricordo d’averlo letto in non so che libro dove c’era solo questo di buono, gli uomini sono tutti condannati a morte con rinvio indefinito. Che cosa c’è dunque di tanto diverso nella mia situazione?»


Victor Hugo


E' stato uno scrittore, poeta, drammaturgo e politico francese, considerato il padre del Romanticismo in Francia.
Si cimentò in numerosi campi, divenendo noto anche come saggista, aforista, artista visivo, statista e attivista per i diritti umani.
Tra i principali teorici ed esponenti principali del movimento letterario romantico, seppe tenersi lontano dai modelli malinconici e solitari che caratterizzavano i poeti del tempo, riuscendo ad accettare le vicissitudini non sempre felici della sua vita per farne esperienza esistenziale e cogliere i valori e le sfumature dell'animo umano.
I suoi scritti giunsero a ricoprire tutti i generi letterari, dalla poesia lirica al dramma, dalla satira politica al romanzo storico e sociale, suscitando consensi in tutta Europa.


RECENSIONE:


E' anonimo l'autore che nel 1829 dà alle stampe questo piccolo libro che non può che essere considerato un grande capolavoro. Ma è inconfondibilmente Victor Hugo. 
L'attenzione ai problemi dell'attualità sociale prende corpo in appassionate lotte contro l'ingiustizia e l'oscurantismo in molti suoi testi, e soprattutto in questo romanzo.
Sono anni in cui il progresso sembra trasportare l'umanità intera verso un futuro di pace, prosperità, legalità e fratellanza. Ma negli stessi anni si tagliano ancora teste davanti a un pubblico appagato da questo scempio, si marcisce in carcere, e ci si lascia morire per una colpa non sempre dimostrata.
Coraggiosamente Victor Hugo decide di muovere una critica molto esplicita alla società e al codice penale del tempo.
In questo romanzo racconta di un uomo, condannato a morte, di cui non sappiano né il nome né il crimine per il quale lo vediamo carcerato, che vive le sue ultime 6 settimane di vita, e che scrive in prima persona queste pagine da lui stesso definite "Diario delle mie sofferenze".

"Ora sono in gabbia. Il mio corpo è rinchiuso in una cella, la mia mente imprigionata in un'idea. Un'idea orribile, cruenta, implacabile! Ho un unico pensiero, un'unica convinzione, un'unica certezza: condannato a morte!"

Il Condannato, o potremmo dire Hugo, che si cela dietro il suo stesso personaggio,  scrive un documento contrario alla pena capitale portando come tesi l'angoscia, la paura e l'impotenza del condannato stesso, mettendo il lettore di fronte a un'amara realtà: quella delle carceri e dei prigionieri.
Struggente è il modo in cui il protagonista si rende conto di quanto la vita gli sia già sfuggita di mano: altre persone hanno deciso di togliergli una cosa che non sono stati loro a dare, giocando a fare le veci di Dio.

Il fatto che il protagonista non abbia nome, non abbia un'identità come la intendiamo noi, è sì del tutto coerente con la situazione descritta, ma ciò deriva dal fatto che a Hugo non interessava prendere la difese di un tale o tal altro prigioniero. In modo del tutto generale e universale voleva muovere una critica a favore di tutti gli imputati presenti e futuri, e a favore del popolo. Perché è proprio dal popolo che trae spunto per filare la trama di questo racconto. E' proprio in Place de Grève, nella piazza pubblica, che scorge l'ingiustizia nella giustizia, sentendo la necessità di soffermarsi, implicitamente, sul significato della parola civiltà.
I motivi per i quali alcuni sostengono la pena di morte, sono asserzioni che in realtà non stanno né in cielo né in terra. Non si adotta la pena di morte per punire o per vendicare.
Perché "Vendicare è dell'individuo, punire è di Dio. La società sta nel mezzo. Il castigo è al di sopra, la vendetta è al di sotto. [...] Essa (la società) non deve punire per vendicarsi, ma correggere per migliorare".
Né si può adottare un simile metodo che lo scrittore definisce "barbaro" per dare l'esempio! Perché in realtà, questo "esempio" non fa altro che distruggere ogni briciolo di umanità e virtù, generando solo violenza.
E poi.. Che significa "dare l'esempio"? Hugo lo chiede non soltanto a noi, oggi, ma lo chiedeva ai suoi concittadini ieri, che credevano che dare l'esempio significasse sgozzare miseramente un innocente. Perché stiamo parlando sempre di innocenti. Ed è lo stesso autore a spiegare cosa intende:

"O l'uomo che colpite è senza famiglia, senza parenti, senza legami con il mondo.  E, in tal caso, non ha ricevuto né educazione, né istruzione, né cure per la mente né per il cuore; e allora con quale diritto uccidete un miserabile orfano? Lo punite del fatto che la sua infanzia ha strisciato per terra senza radici e senza sostegno! Gli imputate come misfatto l'isolamento in cui lo avete lasciato! Della sua sventura fate un delitto! Nessuno gli ha mai insegnato a sapere quel che faceva. Quest'uomo ignora. La colpa è del destino, non sua. Colpite un innocente.
Oppure quest'uomo ha una famiglia; allora credete che le scure con cui lo decapitate colpisca solo lui? che suo padre, sua madre, i suoi figli, non sanguinino anche loro? No. Uccidendolo, decapitate tutta la sua famiglia. E anche in questo caso colpite degli innocenti.
Quindi... è solo una maldestra e cieca punizione che, ovunque si giri, colpisce un innocente! "

" Ammetto di essere giustamente punito; ma quelle tre innocenti (madre, figlia, moglie), cos'hanno fatto? Che importa. Le disonorano, le rovinano. E' la giustizia."

Ma attenzione, Victor Hugo non sta dicendo che i criminali devono essere lasciati in libertà, come se non avessero fatto nulla. Devono essere puniti, e pagare per ciò che hanno fatto, ma non con la morte. Perché la pena di morte colpisce solo gli innocenti..
Riguardo a questo concetto mi viene in mente una ballata scritta di Oscar Wilde durante i suoi mesi in prigione: La ballata di Reading Goals. E' una ballata piuttosto lunga, ma vi invito a leggerla.
C'è una parte in cui Wilde, in modo molto velato, critica la pena di morte per lo stesso motivo. Tra le due composizioni inoltre ho trovato diversi punti in comune, per esempio: il condannato di Hugo e quello di Wilde provano pena per gli altri prigionieri sgozzati come bestie. Ed entrambi gli autori oltre a muovere una critica verso la pena di morte, la muovono verso la religione, o meglio verso il modo di vivere la religione a quei tempi: che prete è quello che non si oppone a un uomo che toglie la vita a un altro, ma che anzi gli dà l'ultima benedizione prima del fatidico momento?
Che prete è il prete che fa il braccio destro del boia? (per Hugo), o che non rivolge al condannato neanche l'ultimo segno di croce (per Wilde)?

Questo testo, che rappresenta un unicum nella produzione hugoliana, è anche il suo primo roman-poèm, e sarà di fondamentale importanza per la composizione delle altre due famosissime opere: Notre-Dame de Paris e Les Miserables, in cui egli si dimostra particolarmente abile nel mescolare dramma e poesia, romanzo e teatro.

L'edizione che possiedo, è divisa in una prima prefazione a cura di Donata Feroldi, seguita dal racconto che consta di 128 pagine, e infine vi è un dialogo in un salotto della Parigi per bene tra persone che commentano e criticano fortemente sia lo stile che il contenuto del romanzo, svelando il pensiero comune del tempo.
E' un dialogo che l'autore aveva posizionato come prefazione alla prima edizione del romanzo, però credo che posto alla fine sia più comprensibile, perché il lettore a quel punto sa.

Oltre dall'uso della prima persona, la narrazione è caratterizzata dalla minuziosa descrizione delle percezioni interne ed esterne, riportate nelle pagine con una oggettività e con un distacco disarmante, svelando quindi lo straniamento del protagonista e la sua estraniazione.
I periodi sono molto semplici, e la sintassi è prettamente paratattica, scandita da punti e virgole che sembrano essere i rintocchi di un orologio che segna lo scadere del tempo.

L'ultimo giorno di un condannato è il racconto del percorso di un uomo annichilito da una sentenza,  morto già nel momento in cui è stato condannato, e svuotato dal fatto che tutto gli dice "morte".

Piacevolmente colpita dalla grandezza di Victor Hugo, è un libro che consiglio, ma che bisogna leggere con cognizione di causa, perché l'autore ci costringe a vedere una realtà che di solito evitiamo, e questo, ahimè, turba l'animo.

Voto: ★★★★★
Martina

Nessun commento:

Posta un commento

Se ti è piaciuto il post, lascia un segno del tuo passaggio e unisciti ai lettori fissi del blog!

Popular Posts