mercoledì 3 gennaio 2018

Recensione - Il bordo vertiginoso delle cose

Il bordo vertiginoso delle cose
di Gianrico Carofiglio
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Pagine: 315
Prezzo: EUR 13,00
Editore: BUR Rizzoli
Pubblicazione: 2013

Enrico Vallesi è un uomo intrappolato in un destino paradossale. Un giorno decide di salire su un treno e tornare nella città dove è cresciuto. Comincia così un viaggio di riscoperta attraverso i ricordi di un'adolescenza inquieta, in bilico fra rabbia e tenerezza. Con una scrittura lieve e tagliente l'autore ci guida fra le storie e la psicologia dei personaggi, in un romanzo di formazione alla vita e alla violenza che è anche un racconto sulla passione per le idee e per le parole, un'implacabile riflessione sulla natura sfuggente del successo e del fallimento, una inattesa storia d'amore.


Ho conosciuto Gianrico Carofiglio diversi anni fa con "Il silenzio dell'onda" e "Non esiste saggezza", due libri che mi sono piaciuti tanto. La cosa stupenda di questo incontro metaforico autore-lettore avvenne per caso, e ve lo voglio raccontare.
Avevo 14 anni circa, forse 15, ed era da poco passato il mio compleanno quando mi arrivò un pacchetto dal Nord, dove vive mio Zio, il quale mi spedí come regalo "Il silenzio dell'onda" rivelandomi per telefono che era stata un'impiegata della libreria a consigliarlo. Le aveva chiesto consiglio, voleva essere sicuro di regalarmi qualcosa di prezioso. Ed é assurdo come a volte una nostra decisione possa influire così tanto nella vita di un'altra persona. Senza che effettivamente ci sia un contatto, un rapporto interpersonale.
Inutile dire che con Gianrico Carofiglio fu amore a prima lettura. Dopo il silenzio dell'onda comprai "Non esiste saggezza", altrettanto stupendo. E adesso, vi parlo di uno dei miei regali di Natale: Il bordo vertiginoso delle cose. 

La frase ti diede una punta di maligna e inconfondibile contentezza, quella dei vigliacchi quando pensano alle possibili conseguenze delle azioni audaci. Eppure nel profondo, dentro di te sapevi che avresti accettato volentieri il rischio di prendere quella malattia dal nome strano in cambio dell'incoscienza di quei ragazzini. In cambio del coraggio di stare in bilico sul bordo vertiginoso e poi di sprofondare in quell'acqua nera come un pozzo. 

Carofiglio lo ricordo sempre come quello scrittore noto per i suoi libri dalla trama non particolarmente dettagliata, e per la bellezza che riesce a trasmettere nonostante ciò. Probabilmente i libri così apparentemente vani non piacciono a tutti, e anzi molti lo trovano privo di senso, o assolutamente uno spreco di carta. Permettetemi di essere totalmente in disaccordo. Questo è un libro per pochi, non è un romanzo d'amore, non c'è azione, colpi di scena, eventi eclatanti o effetti speciali. E' un libro scarno, che a primo impatto sembra non avere nulla da offrire, ma se gli si apre il cuore, lui te lo ruba senza pietà. 
Se qualcuno mi chiedesse "e di cosa parla questo libro?" la risposta migliore che mi viene in mente sarebbe "di tutto e di niente". 
Cosa intendo? 

Il bordo vertiginoso delle cose parla di Enrico Vallesi, che all'interno del libro troviamo sdoppiato tra presente e passato. Vive a Firenze ormai da tanti anni, ma in seguito a un articolo su un giornale, decide di tornare nella città natale, ed è così che il libro si alterna nella descrizione del presente e del passato del nostro protagonista, attraverso flashbacks sapientemente inseriti. 
Ed ecco che il libro non parla di niente. Ma tra le righe c'è esattamente tutto il resto. C'è la storia di un uomo che ha vissuto il passato più per andare avanti e sopravvivere, che per vivere davvero. E' la storia di un ragazzo che non aveva capito l'importanza delle cose più banali, di sporcarsi le mani, di avere il coraggio di andare anche oltre il bordo vertiginoso delle cose. 
E' il dramma dell'uomo contemporaneo, sempre di corsa, pieno di aspirazioni che però hanno sempre un prezzo. Ed è geniale il modo in cui viene riportato su carta. 
I capitoli narrati da Enrico-Adolescente sono dei capitoli abbastanza definiti. Quelli che riguardano il nuovo Enrico, invece, sono molto più sfocati. Cambia persino il narratore, che diventa un generico tu, quasi come se quello non fosse più solo Enrico, ma anche tu che stai leggendo adesso questa recensione, io che ho letto il libro, e forse anche la persona che è in un 'altra stanza, in casa tua. 

Questo perché le storie sono un pezzo di mondo - mondo reale nel caso delle cronache, mondo fantastico nel caso dei romanzi. 

Enrico adulto è annichilito nella e dalla nuova società, dai nuovi ritmi, dalla sete di raggiungere obiettivi e non sentirsi un fallito, e questo non fa che stordirlo, come se fosse sotto anestesia. 
Del suo passato ricorda davvero poco e quello che ricorda non riesce a collegarlo. I suoi ricordi sono come dei tasselli di un puzzle di cui non conosci la figura originale: nitidi, ma che non si riescono a ricongiungere. 
Se non può dunque tornare indietro nel passato, penserete che si parlerà del suo futuro. Invece no. Enrico è come sospeso in un limbo. Non ha un futuro, anzi, il suo futuro per lui è da poco finito, considerando che il lavoro va male e che non ha più una fidanzata. Che lavoro fa? Lo scrittore, e si trova in un terribile periodo di blocco. Un blocco che è molto simbolico perché non appartiene solo a Enrico-scrittore, non è mancanza di idee, non solo almeno. E' la sua condizione psicologica. E dal momento che di andare avanti non se ne parla, Enrico torna indietro. Rispolvera il passato con l'aiuto di vecchi amici che incontra nella sua Bari quando torna a "casa", dipingendo così un nostalgico ritratto dell'Italia della seconda metà del Novecento. 

Qualcuno mi chiede per quale motivo si studi la filosofia, cioè una disciplina che in apparenza non ha alcuna utilità pratica. Ebbene la filosofia serve a non dare per scontato. Nulla. La filosofia è uno strumento per capire quello che ci sta attorno - per capire quello che ci sta dentro probabilmente è più efficace la letteratura -, ma capiamo davvero quello che ci sta attorno se non diamo per scontato la verità che qualcun altro ha pensato di allestire per noi. Fare filosofia - cioè pensare - significa imparare a fare e a farsi domande. Significa non avere paura delle idee nuove. Significa non fermarsi alle apparenze. Significa essere capaci di dire di no a chi vorrebbe imporci il suo modo di pensare di vivere il mondo.

E' un libro carico di esistenzialismo, filosofia, verità nascoste, scritto in maniera impeccabile, con un lessico mai eccessivo, e dalla semplicità travolgente e disarmante. Ho adorato ogni singola pagina, ne sono rimasta affascinata. C'è un pizzico di mistero che spinge la vicenda a spiccare il volo, c'è una vena leggermente drammatica dietro le quinte, e un finale tanto tenero e per nulla scontato. E finisce così, lasciandoci a mezz'aria, in balia delle bellissime emozioni che Gianrico Carofiglio ci fa provare. 


POETICO


Obiettivo della 52 Book Challege: Un libro ambientato in Italia
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