sabato 19 agosto 2017

Recensione - La manomissione delle parole

Titolo: La manomissione delle parole
Autore: Gianrico Carofiglio 
Pagine: 146
Prezzo: EUR 2,65 su Amazon
Editore: Rizzoli
Pubblicazione: Ottobre 2010
Il mio voto
🌟🌟🌟🌟


Le parole servono a comunicare e raccontare storie. Ma anche a produrre trasformazioni e cambiare la realtà. Quando se ne fa un uso sciatto e inconsapevole o se ne manipolano deliberatamente i significati, l'effetto è il logoramento e la perdita di senso. Se questo accade, è necessario sottoporre le parole a una manutenzione attenta, ripristinare la loro forza originaria, renderle di nuovo aderenti alle cose. In questo libro, atipico e sorprendente, Gianrico Carofiglio riflette sulle lingue del potere e della sopraffazione, e si dedica al recupero di cinque parole chiave del lessico civile: vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta, legate fra loro in un itinerario concettuale ricco di suggestioni. Il rigore dell'indagine - letteraria, politica ed etica - si combina con il gusto anarchico degli sconfinamenti e degli accostamenti inattesi: Aristotele e don Milani, Cicerone e Primo Levi, Dante e Bob Marley, fino alle pagine esemplari della nostra Costituzione. Ne derivano una lettura emozionante, una prospettiva nuova per osservare il nostro mondo. Chiamare le cose con il loro nome è un gesto rivoluzionario, dichiarava Rosa Luxemburg ormai un secolo fa. Ripensare il linguaggio, oggi, significa immaginare una nuova forma di vita.



Cari lettori, oggi vi presento un libro che «non è una lezione, non è un manifesto politico, men che meno è una riflessione filosofica. È stato un gioco» , come commenta lo stesso autore al suo interno. La manomissione delle parole è un libro che, a mio avviso, tutti i professori dovrebbero far leggere a scuola, tra il quarto e il quinto anno di liceo. Non ci rendiamo mai conto di aver perso il peso delle parole e della libertà, e tale libro ci mostra questa cruda realtà, in una sintassi semplice, con un lessico elegante, raffinato, talvolta aulico, e con pensieri ammalianti ed elaborati.  
Il libro è composto da due parti, spiega lo scrittore, la prima è esattamente "La manomissione delle parole", la seconda s'intitola "Le parole del diritto", che rappresenta una rielaborazione di un dialogo avvenuto tra l'autore stesso e un amico. E' molto breve, rispetto al resto del testo, e sottolinea l'oscurantismo lessicale messo in atto dalle figure legali ieri e oggi.
La manomissione delle parole si articola in una decina di capitoli, ciascuno dei quali si concentra su uno scopo ben preciso, perfettamente connesso, concettualmente, al capitolo che precede e a quello che segue. L'autore inizia con il volerci ricordare quanto il linguaggio sia lo specchio della società,

La povertà della comunicazione, insomma, si traduce in povertà dell'intelligenza, in doloroso soffocamento delle emozioni.

ma aggiungerei che si traduce anche nel contrario di libertà e democrazia.

Carofiglio ci dimostra ciò attraverso la storia, richiamando la figura di personaggi come Hitler, o opere letterarie come 1984, in cui Orwell aveva addirittura inserito un nuovo linguaggio, la neolingua, proprio per evidenziare uno dei segreti dei sistemi totalitari di quel tempo: non puoi esprimere i tuoi pensieri se non ci sono le parole per farlo. Hitler, MussRisultato immagine per libri tumblrolini, nella realtà, Orwell, nella sua opera, hanno ridotto all'osso il linguaggio del popolo, affinché i loro pensieri fossero inconsapevolmente controllati e guidati. Ripensandoci, ho i brividi. Ecco come la libertà può essere portata via davanti ai propri occhi.

 Successivamente l'autore ci ricorda quanto le parole abbiano potere, sebbene siano solitamente concepite come qualcosa di concreto.
Le parole fanno le cose, suggerisce John L. Austin. Pertanto la scelta delle parole è da considerarsi un "atto cruciale e fondativo: esse sono dotate di una forza che ne determina l'efficacia e che può produrre conseguenze".

Logos, libertas, popolo, sono tutte parole difficili da pronunciare con convinzione, difficili da tenere strette senza modificare la loro pura essenza. E' stato meraviglioso rileggere nomi come Tucidide, Sallustio, Catone, Dante, Goethe, che hanno preso parte al grande progetto dell'evoluzione tanto tempo fa, e ricordarsi che loro avevano già capito tutto.

Quest'ultima forma fu cara a Hitler, che disse una volta: Io non amo Goethe. Ma sono disposto a perdonargli molto per via di una sola parola: 'In principio era l'azione'.
E' una deformazione inquietante: il significato di logos, privato del valore della parola e del pensiero, diviene azione senza senso, azione senza pensiero.

In maniera straordinaria da un concetto generale ci si addentra sempre più nel particolare. Ci si sposta, infatti, sull'analisi del sentimento della vergogna, che si prova per ciò che ha a che fare con la legge, per passare dunque alla giustizia, la quale "non può fare a meno della parola ribellione", che talvolta è "la via per le bellezza", mai separata dall'etica, e dunque dalla saggezza, e dalle scelte. Vergogna, Giustizia, Ribellione, Bellezza, Scelta, sono queste le parole con cui l'autore gioca, parole importanti a cui egli vuole ridare vita, e il cui peso non deve essere scanzato, ma portato sulle spalle, con consapevolezza e coscienza. Parole che l'autore ci dona dopo averle riempite.

La lettura è particolarmente scorrevole nonostante la serietà degli argomenti, ed essendo questo il terzo libro che leggo dell'autore, penso di poter affermare che è tutto merito della sua penna, sottile e letale come un dardo. Queste, amici, sono le letture che fanno tremare le vene e i polsi, come diceva Dante. Che ci fanno aprire gli occhi, che ci raccomandano di essere persone presenti e consapevoli.

🌟🌟🌟🌟
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