venerdì 22 settembre 2017

Recensione - Bruciato Marcio

Bruciato Marcio
di Loreto M. Crisci
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Pagine: 99
Prezzo: EUR 12,00
Editore: Gremese
Pubblicazione: 24 Agosto 2017



Sin dal principio la giovane vita di Lorenzo è stata segnata dal fallimento: famiglia, lavoro, amore, tutto è andato a rotoli. Ma nonostante questo, il protagonista aspira al riconoscimento, al successo, ne è ossessionato. Decide allora di diventare uno scrittore per sfuggire alla frustrazione e lasciare un segno, una prova tangibile della sua esistenza in un mondo fatto di apparenza e popolato da finti anti-conformisti. La storia di Lorenzo prosegue per flash animati dagli incontri-scontri con le persone a lui più care: la madre, l'amico Walter, il fratello Matteo, l'ex ragazza Chiara. Ma proprio quando sembra che non ci sia una via d'uscita da un destino di banalità e di inquieto anonimato, dalla paura di non riuscire a diventare "qualcuno", Lorenzo fa un incontro che cambierà radicalmente la sua vita: una ragazza senza nome, talmente perfetta da non sembrare vera, con la quale dire e fare cose assurde fino a prendere insieme una decisione folle, tragica e irreversibile che li renderà finalmente famosi.



Vi definite delle persone strong, alternative e controcorrente? Siete sicuri di sapere il significato del concetto celato dietro quell'ammasso di lettere?
Non datemi una risposta adesso, leggete prima "Bruciato Marcio".

Bruciato Marcio è un testo molto forte. Arriva come uno schiaffo in faccia, senza mezzi termini, senza peli sulla lingua, senza filtri.
Attraverso le parole del protagonista, Lorenzo, ci mette di fronte alla realtà, alla cruda e amara realtà solitamente velata dal comune e diffuso perbenismo. Quella realtà che non facciamo altro che nascondere a noi stessi, anche quando è proprio lì, davanti ai nostri occhi.
Con espressioni tutt'altro che eleganti e poetiche, Crisci propone dei personaggi sopra le righe, che esprimono la loro totale insoddisfazione per la vita che la società offre. 

«In questo mondo conta solo il politicamente corretto, e allora un handicappato dobbiamo chiamarlo "diversamente abile", un negro "di colore", a breve ci diranno anche che uno stupratore va chiamato "seduttore seriale"» continuai «E' sbagliato leggere un romanzo di Jack Unterweger, un testo di Charles Manson oppure un sermone di Anton LaVey ma se il premio Nobel per la pace lo vince il presidente di un paese in guerra è tutto giusto. La verità è che se canti fuori dal coro ti spengono il microfono».


 Con uno stile semplice, scorrevole, ritmato, schietto e sintetico, Crisci suona una nota stonata in mezzo alla perfezione che crediamo ci circondi. Ogni frase è un'accusa alla società, in modo del tutto umile, perché rappresenta comunque un punto di vista, che in parte ho condiviso. Non so se avete mai visto Trainspotting, so che sono due cose completamente diverse, ma ho percepito la stessa schiettezza, la stessa insoddisfazione per la vita nei personaggi descritti da Crisci. Personaggi di cui non ha molto senso parlarvi perché non sono delineati come nei romanzi che leggiamo di solito, sono "semplicemente" un mezzo di cui si serve l'autore per trasmettere un pensiero e un messaggio che dice "Io non ci sto".
La lettura non mi ha coinvolta particolarmente, ma c'è da dire che non è una lettura che tira in ballo i sentimenti o fa venire gli occhi a cuoricino, l'intento non è assolutamente quello. Piuttosto è una di quelle letture che mira a lanciare un seme, con l'invito di svegliarci dal torpore ovattato in cui viviamo giornalmente.

Non mi è piaciuta la copertina, devo dire anzi che se mi fossi fermata alla copertina non lo avrei mai letto. Questa figura mi inquieta.. mi fa quasi paura! (Ma devo ammettere che io sono particolarmente suggestionabile).


Bello
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