martedì 19 settembre 2017

Recensione - Dìa-ferenze

Dia-ferenze
di Riccardo Dri
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Pagine: 232
Prezzo: EUR 17,00
Editore: Del Faro Edizioni
Pubblicazione: Gennaio 2014

Nel mondo vi sono tante dia-ferenze. Da dove vengono? La prima, quella che si manifesta già solo guardandoci allo specchio, è che il mondo è dia-ferito in maschio e femmina. Sarà questa l'espressione fondamentale della natura? Platone ci narra dell'androgino nel suo celebre Convito, un essere ermafrodita (andro-maschio, e gyné, femmina) che esisteva prima che Zeus tagliasse in due gli uomini "come si fa con le sogliole". Platone non poteva sapere che non si trattava solo di un mito. Ciascuno di noi, prima di venire alla luce, è stato maschio e femmina per almeno 6-7 settimane. Dunque l'originario è l'intero. Infatti l'originario è un in-dia-ferente, perché tutte le dia-ferenze vengono dopo, molto dopo. Bisogna attendere il linguaggio, perché solo il linguaggio, nominando le cose, instaura le dia-ferenze:, "saranno tutti nomi tutte quelle cose che hanno stabilito i mortali, convinti che fossero vere: nascere e perire, essere e non essere, cambiare luogo e mutare luminoso colore" (Parmenide DK 8 38-41). L'intero non ha dia-ferenze: "Un tempo fui giovinetto e giovinetta, arbusto e uccello, muto pesce di mare che guizza tra i flutti" (Empedocle DK 68B 17).             



Dia-ferenze è un libro molto complesso, non è una decisamente una lettura aperta a tutti, ma mi pare di aver capito che questo è lo standard di Riccardo Dri.

Pubblicato nel 2014, l'autore ci presenta il testo in questo modo:
"Il testo è di facile lettura ma molto complesso quanto al contenuto concettuale. Il testo prende le mosse da un «In principium erat unum», per così dire, per spiegare che le differenze sono dovute al linguaggio che, nominandole, distingue a partire dall’interno del regime della ragione. Il problema dunque è che cosa viene prima della ragione, posto che essa non è sempre esistita e fa la sua comparsa in modo genealogico.


L'autore si occupa del vero significato della Differenza, cioè di quell’atto che ciascuno di noi compie nel quotidiano, quando opera una netta distinzione tra le cose. Il testo è scritto con una certa cura, e si legge velocemente, ma Riccardo Dri utilizza un linguaggio molto tecnico, con continui riferimenti ad una terminologia e a studi di filosofici che sicuramente non sono in possesso di ogni lettore. Ecco cosa intendo quando dico che i libri di Riccardo Dri non sono aperti a un pubblico ampio. Le sue affermazioni, e contestazioni, sono decisamente interessanti, e spingono il lettore a riflettere e a porsi domande dalla dubbia risposta. E' un testo che parla della religione intesa come la sfera sacra, a cui l'uomo si appiglia da millenni a volte nel modo sbagliato. Non cercando quindi in essa la forza e la lucidità per andare avanti, ma il modo per isolarsi fino a creare un vuoto dentro di sè, ed è questa la sensazione che rimane alla fine della lettura. Un vuoto dovuto ai numerosi dubbi esistenziali che suscitano le parole di Dri, le quali, tra l'altro, vanno a sbriciolare alcune delle nostre intoccabili certezze. 
Chiamando in causa numerosi filosofi che si sono occupati della questione, e mettendo a confronto i loro pensieri, l'autore tenta di spiegarci la sua tesi in 11 capitoli, alcuni dei quali sono dedicati ad alcuni personaggi: Edipo, per esempio, con il quale l'autore riporta cenni della divisione tra Civiltà della Colpa e Civiltà della Vergogna (argomento di Letteratura Greca). Ma anche Abramo, Giobbe, Adamo, le cui fattezze e comportamenti sono state analizzate da grandi filosofi e pensatori. Soprattutto Nietzsche, del cui pensiero ho risentito gli echi come pilastri portanti dell'intera tesi.

Mi sono ritrovata più volte a sottolineare importanti questioni, o frasi, all'interno del testo. Tuttavia non sono stata coinvolta dalla lettura come mi è successo per l'altro libro dell'autore: Dallo Speculum alle Aenigmate, (la mia recensione QUI).
In ogni caso, come vi dicevo, è una lettura interessante, e letture come queste non devono necessariamente piacere come i semplici romanzi, ma devono lasciare qualcosa. Delle domande, dei dubbi, sulla realtà che ci circonda, o su ciò che ci spacciano per realtà.


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