venerdì 24 maggio 2019

Recensione - Rodion



Vi siete mai chiesti come sarebbe oggi la vostra vita, il vostro mondo, se la Seconda Guerra Mondiale fosse stata vinta dai Nazisti? 

Beatrice Simonetti ci ha riflettuto abbondantemente, fino a realizzare questo splendido libro.

Rodion 
Beatrice Simonetti 

Genere: Ucronico
Pagine: 400
Prezzo:  € 3.99/16.50
Editore: Delrai Edizioni
Pubblicazione: 5/12/2018


Tula, 4 settembre 1946. Rodion è un bambino di nazionalità russa che sopravvive a stento nella dura realtà dei campi di isterilimento nazista. La Germania ha vinto la Seconda Guerra Mondiale e, insieme ai suoi alleati, ha creato un regime fanatico e totalitario in tutto il mondo. Tredici anni dopo, Edmund è l'altra faccia della medaglia: un giovane tedesco vittima della folle propaganda nazista che cela oscuri retroscena, mascherandoli con nobili ideali, ai quali il ragazzo crede con assoluta fedeltà.Il desiderio di difendere la patria si concretizza presto in una chiamata alle armi e lì la lotta di Edmund Heyder si tramuta gradualmente in un percorso di dubbi e incertezze sulla validità di un pensiero che uccide l’umanità. Famiglia, amicizia, rispetto di sé e del prossimo, patriottismo, dignità, orgoglio e amore gravitano attorno a lui e alla verità che un sovietico rimane pur sempre un essere umano. Un romanzo senza alternative, né sconti, dove la crudeltà dell’uomo arriva a uccidere persino se stessa, in un crescendo di azioni e rivoluzioni. Non c’è vincitore dove c’è guerra e non c’è anima se a schiacciarla è l’idea che un uomo valga più di un altro, in ogni caso.




Leggere Rodion è stata un'esperienza del tutto nuova.
Avete mai sentito parlare del genere Ucronico?
Se cercate questa voce sul web, vi viene in soccorso Wikipedia, spiegando che
L'ucronìa è un genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Per la sua natura, l'ucronia può essere assimilata al romanzo storico (specie per opere ambientate in un passato molto remoto) o alla fantascienza e si incrocia con la fantaolitica, mescolandosi all'utopia o alla distopia quando va a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili.

Il mondo ucronico proposto dall'autrice ha qualcosa di particolarmente concreto e reale. La distruzione e la sofferenza che si respirano tra le righe, ed emergono forti come l'odore di morte che si può quasi sentire addentrandosi nella vicenda.
I Nazisti hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale, e adesso si preoccupano di tenere prigionieri i Russi nei campi di isterilimento. La tragedia che per anni abbiamo studiato tra i banchi e che ha visto gli Ebrei protagonisti si ripete.

Edmund Heyder ci viene presentato come un giovane ragazzo tedesco cresciuto senza padre, perché morto in guerra.
Ha sempre stimato suo padre, che ha conosciuto tramite le parole e i racconti della madre, e per questo col tempo ha maturato la decisione di seguire le sue orme: prendere le difese della Germania e fare propri i nobili - almeno così gli erano sembrati - ideali Nazisti.
Tuttavia, quando ciò accade e riesce quindi ad arruolarsi, Edmund rimane molto deluso nel vedere che gli ideali che voleva sposare non sono quelli messi in pratica dall'esercito tedesco.

La madre Charlotte e la migliore amica Alatiel, sono due dei personaggi che fanno compagnia a Edmund per l'intera vicenda. Charlotte rappresenta la testimonianza fisica di una verità nascosta difficile da digerire, di un segreto con cui il nostro protagonista dovrà fare i conti.
Charlotte è un nido materno presente-assente, è un punto di riferimento perché così Edmund è stato abituato, non perché lo sente davvero suo. Ha sempre avuto la sensazione che qualcosa non andasse nella sua vita continuamente caratterizzata da un senso di inadeguatezza e spaesamento.

Alatiel, invece, è quanto di più umano possa esserci in tutto il romanzo. E' ciò che più si contrappone alla brutalità della vicenda, è un flebile raggio di sole in mezzo a nuvole nere. E' la personificazione della sua coscienza e consapevolezza più profonda. E' ciò che nei momenti peggiori gli ha dato speranza, salvandolo.
Pregò affinché Edmund fosse ancora vivo. Il respiro le morì in petto. «Avete ragione. E’ inutile pensare in momenti come questo. La Germania vincerà anche questa guerra» le promise. Alatiel non riuscì ad augurarsi le stesse cose.
L'umanità che Alatiel gli ha sempre trasmesso è quella luce che Edmund rincorre nei campi di battaglia, quella che avrebbe bisogno di essere riscoperta da un popolo ormai troppo accecato dalla vittoria e dal potere.
Questo sembra essere il vero messaggio di tutto il romanzo: c'è bisogno di umanità per rendere il mondo un posto migliore. E Beatrice Simonetti non si preoccupa di essere crudele o violenta nella sua narrazione fatta di parole pungenti e descrizioni crude.

L'unico appunto che ho per questo libro è la difficoltà nel seguire i salti temporali: ogni capitolo è preceduto da una data, che vi consiglio di leggere perché la storia si sposta in avanti e indietro con l'intento di dare maggiori dettagli al lettore, al fine di comprendere l'intero quadro narrativo. Purtroppo però questi spostamenti nel tempo andavano ad interrompere la fluidità della lettura.

In definitiva, Rodion è un libro che penso di poter consigliare a qualsiasi lettore. Non avendo un genere vincolante può essere una lettura destinata ai più. E' solo un pensiero ben sviluppato, un pensiero distopico sì, ma forse può aiutarci ad apprezzare di più quello che abbiamo.

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