sabato 8 maggio 2021

Recensione - De Profundis

Ho capito che avevo bisogno di rallentare, di ascoltarmi, di restare un po' di più con me stessa. Sento che i miei gusti letterari stanno piano piano mutando, diventando sempre più importanti. Vado alla ricerca di testi che possano aiutarmi a scoprire me stessa, a scavare un po' più a fondo. E' per questo che ho deciso di leggere il De Profundis

De Profundis
Oscar Wilde 
Prezzo: €5.90

 Ha senso parlare di un Wilde dandy di fronte al ''De profundis'' e alla ''Ballata''? A ben vedere il dandy wildiano rivela sin dagli esordi alcuni aspetti da eroe tragico... E se nel momento della gloria il dandismo di Wilde può sembrare un artificio, nel momento della disgrazia una ben congegnata costruzione mostra tutta la sua profondità e verità. Wilde non è più il romanziere alla moda, il re dei salotti esclusivi o la stella dei teatri: è un galeotto condannato ai lavori forzati, eppure l'ispirazione più profonda della sua arte non cambia. E' sempre lo stesso, riconoscibile Wilde pronto a portare le proprie idee oltre le esperienze più estreme. Titoli originali: ''De Profundis'' (1897). ''The Ballad of Reading Gaol'' (1898).


Il mio parere? Da leggere! 

Il De Profundis di Oscar Wilde è un'opera composta durante gli ultimi mesi di prigionia, e devo ammettere che in parte me lo aspettavo molto diverso. Non so dirvi bene in che senso, ma ne sono rimasta sorpresa. Leggendo questo testo, ho dato parole a pensieri che non pensavo neanche di poter formulare, ho riflettuto su alcune cose, altre mi hanno scosso così tanto da avvertire dei malesseri fisici. Ho cercato di memorizzare, di capire, di assorbire tutto quello che c'è scritto nelle righe e tra le righe, perchè è di una profondità pazzesca. 

Eh beh, direte, s'intitola "De Profundis". Lo so, ma non me l'aspettavo così profondo. La profondità che lo caratterizza è intrecciata a una verità affilata come la lama che ti arriva dritta allo stomaco anche se non eri pronto. Dopo un po' diventa una bella sensazione. 

Il De Profundis è una lettera, una lettera lunghissima piena di Dolore con D maiuscola. E' esattamente tutto ciò che non credi di poter provare in una sola vita, ed è prima di tutto una resa dei conto con se stesso. Non so quanti di voi ricordano la storia di Wilde, ma sicuramente ricorderete la presenza di un certo Sir Douglas nella sua vita, una presenza che definirla oscura e deleteria è davvero un eufemismo. La storia ci ha tramandato la "diceria" che nonostante il matrimonio, Wilde fosse omosessuale, e che questo Sir Douglas fosse il suo amante (non entro nel merito della questione, non è il mio campo). Per quest'uomo Oscar Wilde perse letteralmente tutto e ce lo racconta sinceramente in queste pagine. 

In un primo momento il tutto potrebbe apparire come una sfuriata di rancore e rabbia, e comunque non ci sarebbe da biasimare l'autore, ma ovviamente non è questa l'anima dell'opera. Intanto, è un testo che ci permette di conoscere l'autore come non ci avrebbe mai permesso di fare nessun libro di letteratura: si vede tutta la profondità e il romanticismo del suo animo, il suo cuore pulsante e carico d'Amore, nei confronti del quale ha una fiducia invidiabile e ammirevole. La cosa che più mi ha fatto venire i brividi è la presenza assordante, in un primo momento, dei suoi sensi di colpa. Sensi di colpa per aver permesso al marcio di far marcire anche la sua anima, un'anima bella, ricca, che aveva tanto da offrire. Finendo in carcere ingiustamente, Wilde ha toccato il fondo, ha perso la posizione, la dignità, il denaro, i contatti, la famiglia, tutto... eppure verso la fine sembra che il tempo in prigione sia stato per lui un periodo di redenzione, di purificazione e di rinascita. Non credo abbia mai dimenticato la faccenda, credo solo che abbia imparato a perdonare Sir Douglas e, soprattutto, se stesso. Quanto è difficile perdonare se stessi? Accettiamo più spesso gli errori degli altri, e i nostri ci sembrano sempre dei bocconi super amari da ingoiare. Bruciano anche troppo. 

Dopo la mia terribile condanna, quando ebbi indossato la divisa da carcerato e le mura della prigione mi si chiusero intorno, rimasi affranto tra le rovine della mia vita miserabile, schiacciato dall’angoscia, confuso di terrore, stordito di dolore. Ma non volli odiarti. Ogni giorno mi dicevo: “Bisogna che oggi l’Amore rimanga nel mio cuore; come farò altrimenti a vivere fino a stasera?”

E' un libro pesante, non voglio mentirvi. E' una sorta di flusso di coscienza con la punteggiatura, a volte fuorviante, a volte così tanto ridondante da annoiare, ma è speciale. Non leggetelo se non vi chiama, se non vi sentite pronti, perchè non vi piacerebbe, lo mollereste dopo 2 pagine. Ma ricordatevi di questo libro, ricordatevi che esiste, perchè un giorno ne avrete bisogno. Io ne avevo bisogno adesso, e sono felice di avergli dato la precedenza tra tante possibili letture. 

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